Google+ Salvatore Gabrielli: la piazza, le voci

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domenica 13 luglio 2014

la piazza, le voci

Qualche bar, delle sedie disposte in file ordinate, tutte sistemate intorno a dei tavolini.
Una signora passa chiacchierando con una sua conoscente, si sente il tono di voce, è discreto e confidenziale.
Un bambino passa pedalando su una bicicletta e intanto il sole proietta una luce diffusa e un caldo tepore, è un piacere stare li a fare le cose normali che tutte le domeniche si fanno.
Intanto il fiume scorre, scorre come fa da millenni, lo sciabordio dell'acqua quasi copre il rumore fastidioso di alcune auto, vittime inconsapevoli della loro stessa natura.
Gente, persone di tutte le altezze, vestite di tanti colori portano le loro storie  tra le vie, tutti parlano e rendono viva quella piazza, vivi quei palazzi antichi e pieni di storia e di storie, pronti a raccoglierne altre ed altre ancora.
La piazza raccoglie tutto e tutti e con le storie della gente rende migliori le sue pietre, i suoi angoli, le sue mura.
La piazza è il luogo, posto di tutti dove diventa immensamente più importante guardare, ascoltare e parlare più tosto che stare con gli occhi puntati su uno schermo piccolissimo dalla quale si tirano fuori momenti vuoti e tanto piccoli da essere costretti a cercarne sempre con maggior frequenza e insoddisfazione.
Spesso mi siedo in uno di questi bar e a volte mi rendo conto che guardare il mondo che vive è immensamente appagante e vero tanto da non riuscire a staccare gli occhi da quella splendida rappresentazione teatrale continua e tanto antica da raccontare il mondo e l'uomo stesso.

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