Google+ Salvatore Gabrielli: luglio 2014

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lunedì 14 luglio 2014

Lontano da tutto.

Qui i rumori sono fievoli, a stento arrivano i rombi dei motori, sembrano quasi dei sospiri da quassù, portati fino alle mie orecchie solo dal vento.
Le cose si fanno piccole e tutto assume una dimensione più vera, più autentica.
Il vento soffia è un ululato continuo ma non disturba, anzi sembra un canto dolce e potente alla stesso misura.
I prati lasciano correre gli occhi senza limiti, corse infinite e senza tempo, corse libere, corse vere, corse dell'anima.
Spesso vengo qui, ci vengo da solo ma non perché non voglia compagnia o perché sono introverso, no vengo qui da solo perché voglio sentire la mia anima che a volte si perde tra rumori, voci, orari, soldi e pazzie di ogni sorta.
A volte vengo qui per parlare con Dio, e un discorso senza parole, fatto di immagini e verità, vette e valli, animali e piante, solitudine e appartenenza.
A volte vengo qui per stare in pace.
A volte vengo qui per rimanere e non scendere mai più.

domenica 13 luglio 2014

la piazza, le voci

Qualche bar, delle sedie disposte in file ordinate, tutte sistemate intorno a dei tavolini.
Una signora passa chiacchierando con una sua conoscente, si sente il tono di voce, è discreto e confidenziale.
Un bambino passa pedalando su una bicicletta e intanto il sole proietta una luce diffusa e un caldo tepore, è un piacere stare li a fare le cose normali che tutte le domeniche si fanno.
Intanto il fiume scorre, scorre come fa da millenni, lo sciabordio dell'acqua quasi copre il rumore fastidioso di alcune auto, vittime inconsapevoli della loro stessa natura.
Gente, persone di tutte le altezze, vestite di tanti colori portano le loro storie  tra le vie, tutti parlano e rendono viva quella piazza, vivi quei palazzi antichi e pieni di storia e di storie, pronti a raccoglierne altre ed altre ancora.
La piazza raccoglie tutto e tutti e con le storie della gente rende migliori le sue pietre, i suoi angoli, le sue mura.
La piazza è il luogo, posto di tutti dove diventa immensamente più importante guardare, ascoltare e parlare più tosto che stare con gli occhi puntati su uno schermo piccolissimo dalla quale si tirano fuori momenti vuoti e tanto piccoli da essere costretti a cercarne sempre con maggior frequenza e insoddisfazione.
Spesso mi siedo in uno di questi bar e a volte mi rendo conto che guardare il mondo che vive è immensamente appagante e vero tanto da non riuscire a staccare gli occhi da quella splendida rappresentazione teatrale continua e tanto antica da raccontare il mondo e l'uomo stesso.

Il tempo della natura.

Mi ha sempre attratto la capacità della natura di dettare il ritmo della vita, i tempi in cui fare determinate cose.
Tutte le mattine passo per una strada che sui lati ha dei prati coltivati a fieno, mi innamoro di quelle balle, mi sembrano come un patto tra l'uomo e la natura.
E' Lugio, c'è ancora molta estate davanti a noi, eppure i contadini già preparano il fieno per l'inverno, le vacche devono mangiare e non si può andare al supermercato per questo.
Tempi, ritmi millenari, ripetono la loro litania per regalare alla vita il senso che è giusto attribuirgli.
Forse rimarrà una semplice balla di fieno, e forse lo è, eppure io amo queste semplici cose, più potenti di ogni altra cosa a ricordarci che siamo un dente di un ingranaggio immenso e perfetto.