Google+ Salvatore Gabrielli: aprile 2014

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domenica 27 aprile 2014

Erto, fotografia di un attimo.

Saranno state le 22, la montagna tremava, la gente era sveglia la paura non li faceva dormire.
Un attimo, tutto quel mondo venne giù, la montagna lasciò cadere il peso che tratteneva.
Tutto quel mondo cadde in un solo attimo, le case tremarono e con loro i cuori di quelle persone.
Attimo infinito, attimo di paura, attimo inesorabile.
Poi il silenzio, la frana trovò il suo posto ma dovette scansare l'acqua e questa non la prese bene.
Tutta quella massa liquida si infuriò e sferzò le montagne, le case e le vite delle quella gente, portò via tutto definitivamente, portò via tutto il tempo passato fino a quel momento, portò via 2500 anime nella sua furia.
Tutto finì, senza se e senza ma, le case finirono la loro storia, impresse in una fotografia di abbandono e di fuga.
Le cose perdevano il loro scopo, le persone perdevano le loro cose e con loro i sogni, Erto, Casso e Longarone morivano nell'indifferenza di chi quella morte la provocò.
Il Piave portava via con se le rovine di quegli attimi e non li restituiva facilmente. Tutto morì per sempre, l'acqua e la montagna regolarono i loro conti con l'uomo, tutto in un solo attimo.
"Cerco, cerco e non trovo, non trovo nulla, chiamo e nessuno risponde, tutto quello che c'era da dire e trovare lo sapevano solo la montagna e l'acqua, tutto è andato via per non tornare."





lunedì 7 aprile 2014

I vicoli dei ricordi

Urla di bimbi, odori di cose, lavori incessanti. Nei vicoli dei nostri borghi tutto sembra rimanere in sospeso tra presente e passato.
Se ci si sofferma è possibile udire ancora il calpestio di zoccoli e l'incedere dei carri carichi di fieno.
Il mio paese è un bel paese, purtroppo stiamo lasciando alla memoria il ruolo di protagonista perché il presente non vogliamo renderlo meraviglioso.